Franco vive un costante conflitto tra essere e apparire: sposato, padre di due figli, visto dall’esterno è perfettamente calato nel ruolo che la società si aspetta da un ultra quarantenne, ma nel privato è inadeguato al ruolo di marito e genitore, è persino violento. Il giorno in cui la moglie abbandona il tetto coniugale, portando con sé i figli, il conflitto interiore di Franco esplode fragoroso.
All'irritazione segue il senso di liberazione. Privo di sensi di colpa, preoccupato soltanto di quel che la gente potrebbe dire di lui, comincia una nuova vita, la vita che aveva sempre desiderato. Tenta di conservare un rapporto di facciata almeno con i figli, ma con il passare del tempo si allontana anche da loro; erige una barriera sempre più imponente tra sé e il resto dell’umanità, scalfita da incontri occasionali che lo costringono al confronto interiore.

 

 
A pensarci bene, credo di aver vissuto già almeno quattro vite diverse, che in comune hanno solo l’abbandono, le cose lasciate a metà e l’ingovernabilità degli eventi. Ho sempre cominciato ad agire quando la vita ha preso strade troppo lontane da quella che avrei voluto seguire, ma non ho mai cercato di seguire un percorso prestabilito, non ho mai fissato un traguardo da raggiungere; dicono che in questo modo di vivere non c’è ambizione.

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